Cos’è l’orecchio musicale?

Sono in cucina e sto lavando i piatti.
C’è questa padella dove sono stati cucinati dei peperoni, è antiaderente ma comunque un po’ di olio ce lo devi mettere, anche per insaporire no!?
Insomma, è unta.

Allora, come faccio sempre, ci metto dentro un po’ d’acqua e la lascio lì mentre lavo il resto di piatti e stoviglie, e mentre strofino, sciacquo e metto a scolare penso a perché metto l’acqua in una padella unta prima di lavarla.

L’acqua è un ottimo solvente … ma ha bisogno di tanto tempo”.

Questa frase fu pronunciata moltissimi anni fa in un’aula scolastica di una scuola media superiore di una città di provincia.

Non ricordo neanche come si chiamava quel professore né che materia insegnasse (credo geografia) ricordo vagamente il viso magro, aveva la barba e che era una persona minuta.

Ma per quanto possa sembrare incredibile ricordo perfettamente quella frase, pronunciata chissà per quale motivo e all’interno di quale discorso. La ricordo perfettamente, ricordo il suono della sua voce e la pausa perfetta tra la prima e la seconda parte
“L’acqua è un ottimo solvente … ma ha bisogno di tanto tempo”.

Non ho idea se sia stata quella pausa a far sì che si fissasse per sempre nella mia mente di quindicenne ma il fatto che ricordi così nitidamente il suono di questo inciso scientifico lo lego indubitabilmente al mio orecchio musicale.

Non si spiega altrimenti perché un momento così insignificante, vissuto decenni fa, sia ancora così vivo nella mia mente, al punto di convincermi a riempire di acqua una padella unta che dopo qualche minuto comunque laverò.

Quello che chiamiamo per semplicità orecchio musicale è invece molto ma molto di più, è un insieme di emozioni che ti travolgono, è un’allucinazione evocata dal suono di un evento naturale, è la lacrima che scorre quando risenti dentro di te un accordo minore suonato tanti anni fa in una camera semibuia.

Comunque l’effetto solvente dell’acqua non funziona, se non gli si dà tanto, tanto tempo per agire.


scritta ascoltando Blue in green da Kind of blue


Mauro Clementi
News Reporter
È da quando ho memoria che la musica fa parte di me, forse perchè nato nel bel mezzo di una decade particolarmente significativa da questo punto di vista. L’amore per la lettura e per la scrittura sono arrivati poco dopo e tutte queste passioni, quasi ossessive, non hanno fatto altro che crescere nel tempo. Ho deciso di condividere qualche pensiero, forse anche un po’ per assecondare quel po’ di Narciso che alberga dentro ognuno di noi; che poi quello che scriverò sia o meno interessante non sta a me deciderlo. Certo è che per me si tratta di una forma di auto-coscienza, finalmente potrò fissare immagini e sensazioni che l’arte (fruita o generata, non importa) suscita in me.

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