VALLECROSIA PUNK – PROLOGO

Questa è una storia degli anni 80, i tanto disprezzati 80.
Questa è una storia che parla di un manipolo di stronzi con una missione impossibile: essere punk a Vallecrosia.
E già, perché era facile essere punk a Londra, a Parigi o Berlino ma anche a Milano o Bologna; un pochino meno facile era essere punk a Vallecrosia.
Partivi svantaggiato: italiano, capello riccio e per di più abitante di un posto che potremmo definire inutile, non piccolo, non insignificante … inutile.
Però che bella soddisfazione sentirsi diversi da tutti gli altri, reietti, sfigati ma tosti, i più tosti di tutti.
Eh già, provateci voi ad essere punk a Vallecrosia nel 1980.
Non ricordo nemmeno come naque, semplicemente ci ritrovammo ad ascoltare certa musica, a vestirci in un certo modo e pensare a come coltivare questa nostra punkaggine in mezzo a colture florovivaistiche e palazzi neanche abbastanza brutti per essere definiti brutti.
Qualcosa di quell’incazzatura è rimasta, anzi è cresciuta perché alla fine come potete immaginare siamo diventati tutti più o meno degli adulti sfigati così come era destino e allora bisogna che qualcuno la racconti questa storia, piccola, inutile ma anche forte.
I protagonisti sono tutti personaggi reali, anche se alcuni potrebbero sembrare inventati.
Fortunatamente quasi tutti sono ancora vivi e vegeti e speriamo che si riconoscano in questo flashback.
Quelli che non ci sono più probabilmente sono stati i più punk di tutti: è molto punk morire giovani, Sid docet. Per quel che mi riguarda, un paio di volte sul bordo del grande burrone ci sono stato e vorrei almeno terminare di scrivere questo delirio prima di tuffarmici definitivamente.
Gabba Gabba Hey!!!

News Reporter
È da quando ho memoria che la musica fa parte di me, forse perchè nato nel bel mezzo di una decade particolarmente significativa da questo punto di vista. L’amore per la lettura e per la scrittura sono arrivati poco dopo e tutte queste passioni, quasi ossessive, non hanno fatto altro che crescere nel tempo. Ho deciso di condividere qualche pensiero, forse anche per assecondare quel po’ di Narciso che alberga dentro ognuno di noi; che poi quello che scriverò sia o meno interessante non sta a me deciderlo. Certo è che per me si tratta di una forma di auto-coscienza, finalmente potrò fissare immagini e sensazioni che l’arte (fruita o generata, non importa) suscita in me.

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