Afterglow

Lo so benissimo. Per i fan più “duri e puri” dei Genesis, quelli che fissano una linea netta nel 1975, con l’uscita di Peter Gabriel, e che sostengono che “i veri Genesis” finiscano lì, Afterglow (e l’album Wind & Wuthering) è come una linea di confine. Ed io ne sono pienamente d’accordo.

Anche secondo me questo è stato l’ultimo album “legittimo”, o quantomeno l’ultimo accettabile, prima della svolta più melodica e “accessibile” a tutti. E sta di fatto che questo è un bellissimo album.

Perdendomi nei ricordi, ci sono stati giorni in cui mi sembrava di vivere come sospeso, dove tutto era intenso: le parole, i silenzi, perfino l’aria era intensa. Quello è stato il momento in cui ti innamori davvero. Avevo venticinque anni e ogni cosa mi sembrava fragile e enorme allo stesso tempo e in quei momenti unici in sottofondo c’era “Afterglow”, e penso che non è stato un caso.

Afterglow non è un brano lungo, e non è complicato. Non ti travolge come “Supper’s Ready”. Ti prende piano, quasi in punta di piedi, come succede in certi momenti con certe persone. Le prime note sembrano arrivare da lontano, ed è come se la canzone ti raccontasse proprio quel momento in cui capisci che qualcuno è diventato il tuo punto di riferimento.

Le parole parlano di polvere che cade, di rifugi che non proteggono più. Ed è effettivamente così, è come sentirsi fortissimi e vulnerabili nello stesso tempo. Quando Tony Banks scrive di “camminare su strade che non riconosco più”, io ricordo che ancora una volta in quelle parole mi ci ritrovavo perfettamente, perché stavo crescendo, e stavo cambiando.

In Afterglow la voce di Phil Collins è calma, sembra quasi rassegnata, ma non è triste. È come se dicesse: anche se tutto crolla, se tu resterai con me, io resterò con te. E poi… quel verso sul sole che si riflette sul cuscino… è bellissimo, mi colpisce sempre, perché l’amore è anche questo: è svegliarsi e pensare a qualcuno, prima ancora di capire dove sei tu.

Poi il brano cresce, senza però mai esplodere davvero, resta sempre lì… come se esprimesse una specie di accettazione serena, non la paura di perdere qualcosa o qualcuno, ma la consapevolezza, la certezza, che vale sempre la pena rischiare perché anche se un giorno tutto finisse, quell'”Afterglow” – quella luce che resta dopo – continuerà a vivere sempre dentro di noi.

Forse è per questo che Afterglow per me è una canzone perfetta. Perché non parla di promesse eterne, ma di presenze. Non parla di certezze, ma di scelte. Ed ecco perché questa canzone resterà per sempre, perché è come una luce soffusa, che non acceca, ma che non si spegnerà mai del tutto.

News Reporter
Una goccia nell'oceano...

2 thoughts on “Afterglow

  1. Ottima riflessione Fabio, è incredibile quanto i Genesis siano stati così importanti nelle nostre vite, forse è anche per questo che siamo amici da così tanto anni.
    Seven Stones rappresenta per me quello che per te è Aftwerglow, non saprei spiegare esattamente perché, ma quella canzone in un certo senso “sono io”; l’insieme di musica e parole è come se fosse insito nel mio corpo e nella mia anima … ma forse non esiste un modo comprensibile per spiegarlo.
    Afterglow resta comunque un capolavoro assoluto, ricordo quando la suonavamo in spiaggia, senza molta perizia bisogna ammetterlo, ma con tantissima passione.

  2. Sì, Mauro, ricordo molto bene i nostri “concerti” in spiaggia. L’intensità era al massimo, tutto veniva dal cuore.
    Seven Stones… ogni brano è un mondo a sé. Quando lo ascoltavo da giovane lo sentivo più che capirlo: non scendevo davvero nella sua profondità, mi lasciavo prendere solo dalla sua atmosfera, mi sembrava una fiaba antica.
    Oggi, invece, il suo significato diventa chiaro: ogni decisione lascia un segno, e non si può tornare indietro.
    E poi, caro Mauro, ancora una volta sì: anch’io penso che i Genesis siano stati importanti per noi, e che abbiano contribuito a far nascere e a rafforzare la nostra lunga amicizia.

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